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Francesco Sabbadini - Altar Maggiore
Scritto da Administrator   
domenica 28 dicembre 2008
Indice articolo
Francesco Sabbadini - Altar Maggiore
La protostoria
L'artista Sabbadini
Conclusione

Testo tratto dalla pubblicazione della Parrocchia del 28 marzo 1981 intitolata:

"L'Altar Maggiore della Parrocchiale di S.Nicolò a Tauriano - 1981"

di Paolo Goi edito da GRAFICHE Missio - Udine

 

L'ALTAR MAGGIORE DELLA PARROCCHIALE DI S. NICOLO' DI TAURIANO- 1792 - Francesco Sabbadini di Pinzano

Con il suo glorioso patrimonio di storia e d'arte Spilimbergo offusca i paesi attorno.

Motivatamente; e però non più se poi si da anche a snobbarne taluno, come Tauriano. Perché Gaio, Baseglia, Vacile, Travesio, Provesano, Barbeano hanno i loro Gianfrancesco da Tolmezzo, Pilacorte, Pietro da S. Vito, Pordenone, Amalteo, Narvesa... e con essi Spilimbergo è nobilmente generosa, ma Tauriano che ha?

Nella letteratura ufficiale e di consumo gli affreschi della parrocchiale (male attribuiti) e il Martina(gloria in parte rubata); in quella ristretta degli addetti, un tantino di più: sempre poco in relazione al suo vero patrimonio, sconosciuto affatto fino a ieri (i restauri sono appunto d'oggi) e criticamente tutto da vagliare.

E' da più anni che vado schedando il materiale della località. Con la scusa della inaugurazione dei lavori di restauro della sua chiesa, don Sergio Giavedon parroco, mi strappa qualcosa degli appunti ad altro destinati.

E pazienza.

Ricostruita tra gli ultimi del '400 e i primi anni del '500, consacrata nel 1524, dipinta da Giovan Pietro da Spilimbergo nel 1502 e nel tardo Cinquecento da scolari pordenoniani e amalteani, arricchita nello stesso secolo dei due altari laterali dalla foggia a tempietto, decorata in ultimo da Umberto Martina, la parrocchiale di S. Nicolò accampa nel presbiterio un solenne altare rococò.

Ultimo arrivato, questo, viene primo - per la circostanza - ad essere fatto oggetto di illustrazione; con un percorso storico a ritroso che ha le sue giustificazioni.

Per detto comune, la macchina - in marmi bianco e rosso - viene da Venezia.

Questa storia di altari che vengono da Venezia è segnalata ovunque in Friuli.

E' noto che per incameramenti, ruberie, speculazioni e altro, Venezia ha visto la distruzione e la soppressione di numerose chiese e scuole e la vendita del relativo patrimonio d'arte.

Il Sagredo, il Tassini, lo Zangirolami, lo Zorzi parlano di «edifici veneziani distrutti o volti ad altro uso», di «chiese, monasteri e scuole rapinate» restituendoci la triste immagine di una «Venezia scomparsa» e la storia del doloroso esilio delle argenterie, dei quadri, delle statue, degli altari.

Da ciò ha avvio l'idea di una provenienza lagunare per gli altari delle nostre chiese. Tanto più a ragione, in quanto allogati talvolta giusti-giusti nelle absidiole, in poca (o nessuna) sintonia d'arte con esse, danno l'impressione d'una violenza, di una imposizione da fuori.

Idea che ha degli effettivi risvolti (e basti pensare allo stupendo complesso del Meyring a Nimis), ma che è giustificata solo in parte.

Sarà con cattiveria, ma in questa tendenza a considerare prodotto veneziano ogni architettura e plastica di un certo prestigio, in questo nobilitare solo il foresto (e per foresto nel Friuli del '600-'700 si intende soprattutto Venezia) mi par di scorgere un complesso di inferiorità. Che si traduce poi nel deprezzamento del proprio patrimonio e in un rassegnato abbandono per quanto concerne l'indagine storica (valle a pescare le notizie in laguna!).


Ultimo aggiornamento ( sabato 03 febbraio 2018 )
 

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