Le donne di Tauriano accusate di pubblica violenza - Parte I
Scritto da Raffaele Tomasella & Giorgio Caregnato   
sabato 27 gennaio 2018

giornale_di_udine.pnggiornale_di_udine_titolo_1.png


 

GIORNALE DI UDINE - Politico – Quotidiano

Ufficiale pegli Atti giudiziari ed amministrativi della provincia del Friuli

Lunedì 23 Novembre 1868 Num. 279 – Anno III

CRONACA URBANA E PROVINCIALE E FATTI VARI

TRIBUNALE PROVINCIALE DI UDINE

Udienza del 21 Novembre 1868

Accusa di pubblica violenza

Uno stuolo di 14 donne ingombra tutto lo spazio destinato agli accusati. Esse sono contadine, artigiane, benestanti del luogo di Tauriano su quel di Spilimbergo: l’età varia dai 18 ai 40 anni : molte sono ricoperte di ori, di vezzi, di spilloni : due fra loro portano in collo i bambini lattanti, che di quando in quando aggiungono alle emozioni ed ai profumi dell’udienza una emozione ed un profumo in più.

Il dibattimento è presieduto dal Consigliere Gagliardi. Al banco del Ministero pubblico siede il procuratore di Stato, avvocato Casagrande. La difesa è sostenuta dagli avvocati Giuriati e Fabiani. Si dà lettura del conchiuso d’accusa, dal quale risulta che nella mattina dell’11 agosto 1867 un centinaio di donne all’incirca irrompevano a furia di spinte nel cortile della Canonica e poi nella casa stessa del parroco, vi asportavano tutte le mobilie che erano entro, collocavano in mezza alla piazza, e tutto ciò compivano in mezzo agli urli ed alle grida “ via di qua, fuori di qua!”. Il parroco e le due serve di lui, a quella sfuriata riparavano dapprima sul granaio, poscia ne uscivano tutti e tre, e framezzo al tumulto recavansi ad invocare il braccio forte dei Carabinieri, Le 14 accusate, sempre al dire dell’atto d’accusa, sono confesse di aver organizzato la dimostrazione contro il parroco perché a costui attribuivano di averle disonorate avendo fatto pubblicare in quella mattina stessa su tutte le case di Tauriano – meno le tre o quattro dei suoi partigiani – dei cartelli manoscritti, nei quali ogni femmina era accusata con parole oscenissime di mantenere relazioni col cappellano e alle donne dicevasi “che cavassero il fazzoletto onde asciugare le lagrime per la prossima partenza di questi.

In seguito a questi fatti il Tribunale ha posto sotto accusa di pubblica violenza ai sensi dei art. 83-84 : Carlotta Martina fu Osvaldo, Cristofoli Della Rossa Rosa, Cristofoli Martina Anna, Maria Martina Indri, Anna Cristofoli Caminotti, Filomena Angela Antonia, Maria Martina, Marcolina Alberti, Domenica Zanin, Maria Zavagno, Iubella Catterina, Regina Martina.

Cinque sono i testimoni stati citati al dibattimento: Colussi Don Giacomo parroco, Pierina Cristofolo serva di lui, Teresa Zanin sua nipote, Antonio Indri detto "Fracasso", oste, Chiara Martina sua moglie.

Il Presidente procede all’interrogatorio delle accusate.

Qual più, qual meno, tutte sono fornite discretamente di lingua, e tutte nelle loro risposte dimostrano uno spirito di fratellanza e di solidarietà da augurarsi a certi generali l’indomani di una sconfitta. Colle loro risposte esse sostanzialmente raccontano che una violenta inimicizia erasi da qualche tempo sviluppata fra il parroco Don Colussi e Don Carnera, Cappellano del paese.

Don Giacomo Colussi, uomo avaro, non curante dei propri doveri, maldicente; Don Carnera, buono e  caritatevole, aveva per lui tutto il paese, meno quattro famiglie, fra le quali le due dei fabbricieri. Don Colussi nella domenica di passione dall’altare aveva inveito contro la popolazione e predicando era trasceso talmente con le invettive, con le apostrofi al Cappellano e ad altri uomini colà presenti, che parecchie donne caddero fuori dei sensi, e che tutto il popolo fra lo sdegno e la paura se ne uscì, ed il parroco bravamente se ne tornò in sagrestia senza terminare tampoco la messa. Si accrebbero le ire d’ambo i lati dopo codesto scandalo, e poiché il parroco proseguì a diffamare le sue pecorelle, ed a frequentare coloro che pubblicamente le andavano oltraggiando, tutte le donne ritennero per fermo che fosse egli l’autore dei cartelli, e perciò vederli, strapparli e correre alla canonica fu per tutte l’affare di un istante.

Negano le accusate d’essere corse colà col proposito di far violenza alla persona del loro detrattore, e sostengono per l’opposto che entrare nel cortile, lì gridarono “che volevano il loro onore”, e che erano venute perché lui, don Colussi, essendo stato il fabbricante dei cartelli, facesse la pace una volta con tutte loro, Se nonché il prete, avendo risposto che le dimostranti erano pazze, e cose simili, esse irruppero tutte nella casa, senza che le accusate abbiano qualsivoglia responsabilità diversa da quella di tutte le altre.

Finito l’interrogatorio, il quale diede luogo ad alcune particolarità bernesche anziché no, ma d’indole assai, delicata, l’avvocato Giuriati domanda che il Tribunale ammetta 7 testimoni, una perizia medica sullo stato mentale di Maria Martina Indri affetta da pellagra ed una perizia calligrafica per giustificare che i cartelli affissi alle porte emanano da certo Luigi De Rosa detto “Pissella  il factotum” e l’amico di don Colussi.

Il Ministero Pubblico di oppone con particolareggiato ragionamento a tutte le singole istanze della difesa, e dopo una replica assai energica del difensore, il Tribunale si ritira per deliberare sull’incidente. Ritorna dopo ¾ d’ora ammettendo senz’altro la perizia medica e riservando il decidere sull’audizione dei testimoni presentati dalla difesa dopo l’esaurimento delle prove fiscali.

Continua... 

Ultimo aggiornamento ( giovedý 01 febbraio 2018 )