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Le donne di Tauriano accusate di pubblica violenza - Parte II PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaele   
lunedì 29 gennaio 2018

continua da Le donne di Tauriano accusate di pubblica violenza - Parte I

Introdotto il testimonio don Colussi, questi narra l’accaduto nei termini a un bel circa dell’atto d’accusa. Ammette che alle sue imprecazioni la Chiesa si vuotasse il 7 aprile, che le cose da lui dette si contenessero nello scartafaccio che egli leggeva, ma dice che le donne erano buone padrone di andare in deliquio, come di uscir dalla Chiesa. Nega di aver festeggiato la prossima partenza di don Carnera in una gozzoviglia ad Istrago. Nega di frequentare l’autore dei cartelli Luigi De Rosa, e tanto più di esserne il complice. Confessa però che oltre 100 donne trassero alla casa di lui, e che il suo partito era composto di tre o quattro famiglie soltanto.

Dopo l’esame di don Colussi, parecchie delle accusate protestano contro taluna delle sue osservazioni e lo smentiscono di punto in bianco.

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Avvocato Giuriati : “Ella ha dichiarato di non esser mai stato condannato in via penale: ma, poco tempo fa, non soffrì condanna per lesione d’onore commessa a danno di certo Canto?”

Don Colussi : “E’ vero, ma il Canto aveva presentato dei testimoni falsi.”

Avvocato Giuriati : “Intanto ella ha detto una bugia. Andiamo innanzi. Non ha ella veduto un Cristo ad un ebreo per 42 svanziche?”

Don Colussi : “Questo fu venduto dalla fabbriceria.”

Avvocato Giuriati :” Il fabbriciere era lei. Non ha ella con grande scandalo del paese sostenuta una causa per non pagare l’olio santo? E non l’ha perduta in terza istanza?

Don Colussi : “Non era l’olio santo, ma l’olio per illuminare il Santissimo.”

Questo secondo interrogatorio si prolunga alquanto sopra altri differenti particolari, e sempre sullo stesso tono alla maggiore soddisfazione del pubblico; finché l’ora essendo già inoltrata e da lunga pezza accesi i lumi, l’udienza è levata.

 

---Giornale di Udine – Num. 281 – Anno III – Mercoledì 25 novembre 1868  ---

L’udienza del 22 (domenica)si apre alle ore 10 precise. E’ giorno festivo e dalle voci corse su questa causa un affollato uditorio è sospinto nella sala dei dibattimenti.

Introdotto la seconda teste, la Pierina Cristofoli, donna di chiavi del parroco don Colussi, questa racconta i fatti che in genere si conoscono, aggiungendo alcuni nomi di donne che parteciparono alla invasione della Canonica, che gridarono, che asportarono oggetti e che non sono in processo. Conferma che armi non avevano, all’infuori di quella piccola spranga di carro che non sa in mano di chi fosse e che venne trovata nel cortile della casa parrocchiale. Difende don Colussi a spada tratta e solamente lo censura dicendo che volle fare quella predica a fin di bene, e invece fece peggio; il tono con cui questa Perpetua parla del suo don Abbondio desta viva ilarità nell’uditorio. Esaurito questo esame, le accusate che non avevano ardito dianzi contrapporre al parroco le proprie loro ragioni, si scatenarono contro la Pierina, ne scoprono gli altarini e le contestano una quantità di amanti rubati, di gelosie sofferte, di fianchi subiti, ecc. ecc.

Entra Indri Antonio, oste, anche questi del partito del parroco. Venne l’11 agosto da Spilimbergo a Tauriano con la frotta di gente che ritornava dalla messa. Udì prorompere gli sdegni, parlando dei cartelli, ma non intese che si macchinasse alcuna cosa, e prima della dimostrazione notò solamente la Rosa Cristofoli, la Carlotta e la Filomena che giravano per il paese infuriate. La Filomena ha da contrapporre a questo testimonio che la osteria di lui è diserta dacché lo si sa partigiano del parroco, ed ella che è ostessa, ha la soddisfazione di vedere il proprio esercizio floridissimo; di qui l’ira. La Rosa e la Carlotta a loro volta sostengono che il teste avrebbe voluto ingraziarsi presso di loro, e che esse dovettero fargli mutar opinione col mezzo di pugni e di percosse.

La quarta teste è la Chiara Martina, moglie del precedente, che depone come lui, come lui adita Carlotta e Filomena, e non introduce alcuna circostanza nuova né sul fatto n genere né sulle prove in ispecie,

Viene ultima la Teresa Zanin, giovanetta a 16 anni, nipote della governante di Don Colussi, abitante in Venezia, ma nel giorno dell’avvenimento in campagna a Tauriano presso la zia. La sincerità dell’accento, e la dolcezza della voce cattivano a questa teste le generali simpatie. Anch’essa non ne sa più degli altri, non indica alcun nome delle accusate meno quello di Anna Martina, le allieva dichiarando che la spranga di carro era in mano di certa Anna Zanin, che non fu tenuta in accusa. Dice poi che ha avuto tanta paura!

Così terminata l’audizione dei testimoni, il Presidente fatti entrare i due medici Dr. Marzuttini e De Rubeis deferisce loro l’incarico di esaminare la Maria Indri Bigoia, e di rispondere ai quesiti della difesa in ordine alla di lei imputabilità penale. Sorge quindi l’avv. Giuriati e deduce dalla escussione dei testimoni nuovi argomenti per chiedere l’ammissione di prove a difesa. Il Procuratore di Stato, senza opporvisi recisamente, dichiara i motivi per i quali non crede sia da accogliersi la istanza della difesa.

Ritiratosi il Tribunale, il dibattimento è ripreso circa due ore dopo. Il Presidente dà lettura di una ordinanza con cui, ritenuto che le deduzioni defensionali non mirano a cangiare la natura del fatto, confessato dalle accusate, e che tutta la contestazione cade sul titolo del medesimo, respinge sia le testimonianze, che la perizia calligrafica.

Si procede quindi alla lettura dei documenti, la quale si protrae fino alle ore 4, Fra questi è notevole il tenore dei cartelli stati affissi alle porte, che per debito di moralità non riproduciamo, ed un esame di Luigi De Rosa, autore presunto dei cartelli diffamatori: il De Rosa fu fatto scrivere precisamente per stabilire una pezza di confronto, senza che poi il confronto si facesse. 

--- continua in Le donne di Tauriano accusate di pubblica violenza - Parte III

Ultimo aggiornamento ( giovedì 01 febbraio 2018 )
 
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