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Ciro Rota Un Napoletano innamorato di Tauriano PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaele   
giovedý 29 gennaio 2015

     Grazie alla disponibilità dell'autore Giuseppe Mariuz  e della Redazione de "Il Barbacian " della ProSpilimbergo riproduciamo qui l'articolo pubblicato con il titolo "Gli 80anni di ciro Rota"


  Quando suoni al campanello della famiglia Rota a Tauriano di Spilimbergo, un cagnolino ti corre incontro dal piccolo giardino e ti accoglie abbaiando con accento festoso; qualche gradino più in su,  un gatto ti osserva in silenzio, si inarca e poi si distende come a dirti che lì se la spassa.

  È il primo segnale di una ospitalità che poi si concretizza quando Ciro Rota compare alla porta, appoggiandosi a un bastone, ora che qualche malanno si è fatto sentire. Conveniamo subito che l'amore per gli animali, quello vero e non stucchevole, è un segno inequivocabile di un rispetto più ampio, per la natura, l'ambiente e l'umanità intera.

         In casa, Ciro conserva numerosi ricordi della sua Napoli: quelli di una città incantevole nonostante i tanti problemi che porta con sé, e quelli personali, dalla militanza politica in gioventù al lungo impegno col mondo della produzione e del lavoro. Lo scorgi seduto al tavolo di congressi negli anni del dopoguerra accanto a personaggi poi divenuti di primo piano nel panorama nazionale; successivamente, lo trovi in fotografia e in articoli di stampa con amicizie allacciate nella sua attività, come quella col sindaco Maurizio Valenzi, che dal '75 ebbe l'arduo compito di amministrare e rilanciare la città mortificata dal voto di scambio dell'epoca Lauro. Il suo impegno civile continua quando arriva in Friuli, all'inizio degli anni Novanta, integrandosi presto con la comunità spilimberghese, e prosegue sino a questi giorni. Con una certa soddisfazione mi segnala che sta per raggiungere gli ottant'anni e per questa occasione Il Barbacian, periodico di cultura per il quale collabora da anni, vuole dedicargli un articolo.

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         Procediamo dunque con ordine cronologico, soffermandoci sui punti salienti della sua biografia.

         Ciro Rota nasce a Napoli nel 1935. Si appassiona sin da giovane all'attività politica in organizzazioni di sinistra ed entra poi a lavorare nella Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA), divenendo dirigente dal 1963, prima come Segretario provinciale e dal 1976 al 1983 come segretario regionale. In quegli stessi anni fa parte della Direzione nazionale dell'organizzazione.

Nel 19..  si sposa con ...  e dal matrimonio nascono    figli ... 

         Per la sua attività pubblicistica, connessa all'attività esercitata, entra nel  .... nell'Ordine dei giornalisti e dirige, fra l'altro, la rivista regionale "Imprenditore artigiano". Negli anni Ottanta ricopre altri incarichi, nella Consulta della Camera di Commercio di Napoli, nel Comitato tecnico-scientifico per l'indagine sulle imprese artigiane della Campania, nell'Ente regionale di sviluppo e valorizzazione dell'artigianato (ERSVA). Svolge altresì il ruolo di direttore regionale dell'Ente confederale istruzione professionale artigiana (ENCIPA-CNA).

         Le sue competenze contribuiscono a sviluppare in Campania la rete dell'economia artigiana, particolarmente importante in una regione ove si registrano gravi problemi per l'occupazione. Una importante attestazione dei risultati raggiunti esce dal libro dello stesso Ciro Rota "Vent'anni con gli artigiani", a cura di Franco De Arcangelis e con prefazione di Maurizio Valenzi, edito nel 1984.

     

   Dai dati raccolti emerge che l'impresa artigiana è ad alto contributo di lavoro rispetto al capitale investito e nel contesto campano essa rappresenta una componente produttiva essenziale, con natura di "fabbrica diffusa" sul territorio. Il suo peso è costituito all'epoca da 77.743 imprese regolarmente iscritte agli albi professionali, con un potenziale di 200.000 addetti (15% dell'occupazione totale in regione), una prevalenza nel ramo manifatturiero e una incidenza dei titolari con meno di 35 anni del 32%.

         Rota in quegli anni contribuisce a sviluppare nella categoria una consapevolezza di ordine generale che si concretizza nel venire incontro alle esigenze dell'artigiano non solo attraverso una semplice tutela sindacale, ma soddisfacendo bisogni nuovi di servizi reali come prestazioni aziendali, consulenza creditizia e tributaria, aggiornamento tecnologico, associazionismo.

         Nel 1992, Rota presenta a un pubblico di esponenti politici e sindacali, docenti universitari, economisti e giornalisti specializzati un nuovo libro da lui curato: "Oltre l'ERSVA, una spa per l'artigianato del 2000". Nell'occasione, il settimanale Napolinotte scrive: "Ciro Rota, oltre a essere un competente della materia, ha la grinta del lottatore e non è affatto un sognatore o un utopista: è un concreto riformatore che tiene ben presente l'evoluzione dell'economia di domani che non può fare a meno della genialità dell'impresa artigiana".

         Quando ragioni familiari (?) lo inducono a lasciare l'amata Napoli trasferendosi in Friuli, Ciro Rota si ambienta presto e assume incarichi utili per i lavoratori e la società, prima come sindacalista dei pensionati della CGIL e poi come presidente mandamentale dell'ANPI, l'Associazione Nazionale dei Partigiani d'Italia. Non trascura nemmeno le attività culturali, battendosi per la conservazione dei beni artistici del territorio, come attesta il suo impegno accanto a don Emanuele Candido e alla comunità spilimberghese per salvare la Cappella dell'Ospedale minacciata di abbattimento (si veda in proposito la pubblicazione "Medici, preghiere e unghie d'alce. Viaggio nella solidarietà a Spilimbergo dal Duecento al giorno d'oggi, edita nel 2010).

         Come presidente dell'ANPI mandamentale, Rota ha rilanciato l'Associazione cercando da un lato l'adesione delle nuove generazioni e dall'altro un rapporto sinergico e di collaborazione con le amministrazioni comunali, a partire da quella del capoluogo. Il Barbacian del 2009, ad esempio, riporta un resoconto della ricorrenza del 25 aprile, che ha rappresentato l'occasione di un incontro tra la popolazione, le istituzioni, le associazioni d'arma, con l'accompagnamento della Filarmonica "Città di Spilimbergo". Rota ha ricordato, assieme al sindaco Francesconi, i combattenti per la libertà e la democrazia e poi ha richiamato i valori della Costituzione, reclamando l'applicazione del diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione, alla tolleranza, al rispetto della legalità.

         Accanto ai caduti partigiani, Ciro Rota si attiva per ricordare le vittime del lavoro; nel maggio 2010 inaugura una stele a memoria della sindacalista Modesta Colombo, sottolineando come abbia dedicato la vita con abnegazione e spirito di servizio a fianco dei più bisognosi, agevolandoli nel lavoro, nella previdenza e schierandosi a difesa dei diritti delle donne.

         Nel febbraio del 2011 Rota viene riconfermato presidente mandamentale dell'ANPI, e in tale veste contribuisce, oltre che a celebrare le abituali ricorrenze, a organizzare iniziative culturali, in particolare di diffusione della storia locale. Nel 2014, in collaborazione con i rispettivi enti locali ottengono grande partecipazione le celebrazioni  del 25 aprile e quella in onore del comandante partigiano russo "Daniel" il 18 maggio a Clauzetto, a cui partecipa anche la presidente della Regione Debora Serracchiani.

         Negli ultimi mesi, a causa di problemi familiari e di salute, Ciro Rota ha pregato di essere sollevato dai suoi incarichi, ma la sua presenza è sempre un punto di riferimento essenziale per l'Associazione e per l'intera comunità spilimberghese.

 

Giuseppe Mariuz

 

Pagina  81 de "IL BARBACIAN" edizione di Dicembre 2014

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